21 Agosto 2025 Alessandro Vercellotti
CONTENUTO DELL'ARTICOLO
- 1 Amabile Gate: gli errori strategici di Martina Strazzer online e non solo
- 2 Assunzione atipica come strumento di comunicazione vincente
- 3 Qualcosa va storto nel rinnovo del contratto della contabile
- 4 L’assunzione di una donna incinta dal punto di vista marketing
- 5 Il problema di Brand Reputation e il silenzio di Amabile e di Martina
- 6 Possibili problematiche legali per Amabile
- 7 E il sentiment sui social network?
- 8 Perché ad oggi Martina Strazzer non ha parlato?
- 9 L’App Taccier e il possibile danno reputazionale
- 10 Gli effetti della risposta di Martina che ha tardato ad arrivare
- 11 AGGIORNAMENTO: La risposta di Amabile è arrivata!
- 12 La gestione della crisi è fondamentale per salvare il brand
- 13 Le mie due domande più importanti rimaste senza risposta
- 14 Possibile risarcimento per Sara dopo il post di Amabile?
- 15 Cosa succederà al brand Amabile nel lungo periodo?
Amabile Gate: gli errori strategici di Martina Strazzer online e non solo

Chi segue i social conosce bene il nome di Martina Strazzer, giovane imprenditrice nel campo dei gioielli, founder di Amabile, un brand che in pochi anni è cresciuto alla velocità della luce.
Ma in questi giorni i social stanno impazzendo dopo l’articolo della Giornalista Charlotte Matteini su quello, che viene ribattezzato da molti l’Amabile Gate, facendo il verso al più famoso, per ora, Pandoro Gate di Chiara Ferragni. Anche gli articoli delle maggiori testate giornalistiche sono tutti sul pezzo.
Ma come è cresciuto Amabile in così poco tempo? Anche e, soprattutto, grazie all’uso delle piattaforme come TikTok su cui Martina ha da sempre fatto uno storytelling diretto.
AMABILE È UN BRAND IN CUI MARTINA STRAZZER HA MESSO LA FACCIA FIN DA SUBITO.
Una brand reputation strutturata, una narrazione dall’engagement impattante, insomma, una community ben costruita che converte facile e la rende milionaria.
Amabile cresce e Martina deve cercare personale: apre posizioni, in particolare, circa un anno fa, tra i vari curriculum vitae appare anche quello di Sara che al momento non viene considerato. Qualche mese dopo, però, serve una contabile e nel “ripescaggio” il curriculum di Sara emerge. La risorsa viene ricontatta e sorpresa…
SARA, LA FUTURA CONTABILE È INCINTA, MA PER AMABILE NON C’È NESSUN PROBLEMA NELL’ASSUMERLA
Solo che Sara, proprio perché incinta e proprio perché con un contratto a tempo indeterminato in essere, chiede conferme dato che Amabile le ha proposto un contratto a tempo determinato con possibilità di rinnovo.
Non solo Martina Strazzer la assume, ma le confermano che anche dopo la maternità non perderà il posto di lavoro, addirittura pare che si sia parlato di asilo nido da scegliere e garantire alla creatura.
Assunzione atipica come strumento di comunicazione vincente
Dato che Martina Strazzer nel costruire brand è bravissima e ha quel passo in più che ogni azienda in crescita deve fare, quando vuole convertire ancora meglio.
AMABILE FA LA PRIMA MOSSA DI COMUNICAZIONE: MARTINA STRAZZER FA UN VIDEO IN CUI DICE “HO ASSUNTO UNA DONNA INCINTA”
In un momento storico in cui il gender gap è fortissimo, in cui i grossi brand contano solo uomini nel loro direttivo, qui abbiamo un’azienda fondata da una donna che investe su una donna incinta, sembra l’apoteosi dell’etica. Iniziano a campeggiare sul profilo di Amabile dei reel come quello in cui Sara lavora seduta sulla fitball, la palla morbida consigliata come seduta alle donne gravide. In quel video Sara dice che tornerà al lavoro con la sua bambina nel 2025.
MARTINA STRAZZER SEGNA UN PUNTO CHE NE VALE TRE, PERCHÈ FA COINCIDERE UN CONCETTO: SCEGLIERE AMABILE SIGNIFICA SOSTENERE UN BRAND CHE INVESTE PER LA PARITÀ DI GENERE SUL LAVORO.

Qualcosa va storto nel rinnovo del contratto della contabile
Sara, nel mentre, entra in maternità e dice che nonostante a casa ha contribuito a formare delle figure utili all’azienda anche da remoto. Ad Amabile, intanto, però cambiano alcune figure determinanti per la gestione dei contratti in essere e delle future assunzioni: arrivano un nuovo HR e un nuovo CFO e fanno colloqui con tutti i dipendenti, Sara compresa, dato che il suo posto era “garantito” dal contratto non ancora a scadenza.

Pare che il colloquio sia andato bene in quella sede, però poi…
Sara intorno alla scadenza del contratto viene riconvocata, questa volta con anche Martina presente e improvvisamente si parla di problemi riscontrati nel suo lavoro, di errori e il contratto non viene rinnovato.
Questo è un po’ un fulmine a ciel sereno considerando le rassicurazioni avute in relazione al lavoro e anche all’opportunità di scegliere un asilo nido vicino alla sede di Amabile.
SPOILER LEGALE: SE IL TUO CONTRATTO È A TEMPO DETERMINATO E SCADE, MA NON VIENE RINNOVATO LE MOTIVAZIONI DEL DATORE DI LAVORO NON SONO OBBLIGATORIE
Infatti pare che le motivazioni non vengono fornite, nonostante Sara le chieda. Eppure qui sembravamo in presenza di un brand etico, che ci aveva raccontato una storia vera, una storia diversa da quelle a cui siamo abituati nel mondo del lavoro femminile.
L’assunzione di una donna incinta dal punto di vista marketing
- Tra i curriculum vitae ripescati trovi quello di una donna e tu sei un brand creato da una donna per le donne
- Il profilo che cerchi corrisponde, la chiami ed è incinta e onesta, perché te lo dice subito
- Hai l’idea: la farai diventare una campagna per il brand
Nei video campeggia la scritta Sara la Contabile, praticamente una mascotte, un personaggio creato sull’onda dell’entusiasmo reale di chi, in un Paese Italia, afflitto da patriarcato e gender gap, non crede ai suoi occhi quando trova un lavoro mentre aspetta un figlio.
MARTINA STRAZZER SU QUESTO NON COMMETTE ERRORI, FA STORYTELLING, SARA NE È CONSAPEVOLE
Il problema di Brand Reputation e il silenzio di Amabile e di Martina
Ma rivediamo la storia ad oggi, perché parlo spesso di strategia e questa lo è a metà. Questa strategia manca del dopo, il dopo licenziamento, il non pensare al fatto che se tu sei una comunicatrice iperskillata e fai di ogni cosa un racconto di brand, poi non puoi tacere quando accade che Charlotte Matteini fa un video sull’accaduto. Non puoi tacere nemmeno quando la giornalista ne fa un altro annunciando un’intervista a Sara e ti scrive per avere risposte.
FAR USCIRE UN’INTERVISTA SENZA CONTRADDITORIO RISPONDENDO CHE “AMABILE È IN FERIE” NON È STRATEGIA, È PANICO
Ci sta che la settimana di ferragosto, sopratutto in Italia, tutti o quasi siano in ferie ma certe situazioni meritano un’attenzione importante anche se siamo sotto ad un ombrellone.
Possibili problematiche legali per Amabile
Su questo, apro ai temi legali, perché nell’ipotesi che Sara non dica esattamente la verità o nell’ipotesi che l’intervista raccontasse fatti inventati o anche non esattamente inventati, ma atti solo a screditare e diffamare Amabile, beh, ci sarebbero problemi per Sara.
Ma su Amabile il tema legale è tutto legato a ciò che non sappiamo:
- Sara sostiene di aver lavorato anche in congedo di maternità e la legge non lo permette.
- Sara ha firmato la liberatoria immagini/video e l’informativa privacy per tutte le volte in cui l’abbiamo vista nei reel come “la contabile incinta”?
- Sara, dato che la sua immagine ha forse contribuito alla conversione degli utenti, potrebbe essere considerata una creator per Amabile e quindi aver diritto a una remunerazione ulteriore e diversa oltre a quella come contabile?
Questi tre temi, sono domande aperte, perché potrebbero diventare grossi problemi legali, di vario ordine e grado, oltre che magari dei risarcimenti economici e multe, ma non avendo informazioni di prima mano possiamo solo accendere l’attenzione su questi temi spesso sottovalutati dalle aziende italiane.
Non possiamo ovviamente sapere se tutte le garanzie sul rinnovo del contratto di cui parla Sara, siano state reali e ufficiali o solo un detto a voce tra loro in fase di colloquio, ma è un tema così ampio che resta insondabile per noi.
E il sentiment sui social network?
Siamo già nella fase fazioni in lotta sui vari social network, da chi difende a spada tratta Martina a chi la condanna senza appello e forse rispolverando un’antipatia mai sopita nei suoi confronti o peggio ancora un’invidia latente
IL BRAND CHE FA STORYTELLING COINVOLGE ANCHE LA COMMUNITY, MA LA COMMUNITY NON PUO’ DIRE TUTTO
In queste ore assistiamo al trend che rimbalza in ogni dove, del resto un’azienda che nasce, cresce e prospera sui social, mangia pane e brand reputation e ha una community enorme che, è un paesotto e come tale parla, scrive e diffonde.
Non esiste utente che non stia dicendo la propria, con taggando, facendo video, scrivendo post al veleno, ma non tutto è lecito, quando si avvicina troppo alla diffamazione, ad aggettivi che superano il consentito. Se smetti di parlare del tema e attacchi la persona, in tribunale si arriva a parole come “diffamazione aggravata” e non è più un gioco da social.

Frasi come “un diavolo vestito da angelo”, parole come “patetico” o l’utilizzo di emoji da clown sono elementi che possono avere un importante peso e potrebbero far superare quella sottile linea tra diritto di parola e diffamazione aggravata.
Va sempre ricordato che la diffamazione a mezzo social network è equiparata a quella a quella a mezzo stampa è prevede pene fino a 3 anni di reclusione.
Perché ad oggi Martina Strazzer non ha parlato?
Non lo sappiamo, probabilmente sta valutando la strategia e potrebbe sceglierne varie:
- Tacere e gestire in altra sede
- Fare mea culpa (ma ricordiamoci di Chiara Ferragni)
- Dire la propria verità magari attaccando o difendendosi da Sara
Una cosa è sicura: è una grande comunicatrice e sicuramente troverà il modo di comunicare la linea di Amabile in tutta la vicenda.

In tutto questo c’è un elemento ancora più potente dei temi legali.
SE TUTTO QUESTO FOSSE VERO IL DANNO MAGGIORE SAREBBE QUELLO DI BRAND REPUTATION
Lo storytelling dell’aver creato da 0 una azienda da 10 milioni da sola, partendo dal nulla, dell’aver investito su un’azienda al femminile, che davvero l’ha portata a diventare chi è oggi, beh, ecco, far crollare questo signifcherebbe distruggere il brand, molto più che dover pagare ipotetici risarcimenti a Sara.
L’App Taccier e il possibile danno reputazionale
Martina Strazzer ha da pochi mesi lanciato Taccier, l’app per mettere in contatto Hr con chi cerca lavoro.
Rispetto ad altre app e piattaforme di recruiting, Taccier rivoluziona il percorso di assunzione, non è l’azienda a “mettere” l’annuncio ma il candidato a proporsi in base alle proprie hard e soft skill. Un progetto molto ambizioso da tanti punti di vista ma che ha un boost molto importante grazie alla comunicazione Martina Strazzer e al suo modo etico e trasparente nell’assunzione del personale in Amabile.
Ad oggi l’Amabile Gate è appena all’inizio ma è evidente come all’orizzonte ci possa essere un forte danno reputazione e forse, già in parte c’è stato, e la domanda da farsi è come impatterà su un progetto che è vero essere collaterale al core business di Martina Strezzer, ma focalizzato proprio sull’assunzione di risorse e anzi su un nuovo modo di assumere nuove risorse mettendo al centro proprio loro e non più le aziende in fare di ricerca.
Proprio per lanciarla Martina Strazzer ha creato un hype basato tutto sul fatto che un anno fa, quando lei cercava risorse, avrebbe voluto averla e, siccome non c’era, l’ha inventata.
Ironia della sorte?
Gli effetti della risposta di Martina che ha tardato ad arrivare
Per molti giorni non abbiamo saputo se e quando sarebbe arrivata la risposta di Martina Strazzer o della sua società. Che si trattasse di un comunicato stampa ufficiale di Amabile, piuttosto che un video sui social di Martina, qualcosa doveva essere fatto.

Una cosa è certa, la peggiore azione da intraprendere in una caso come questo è attivarsi senza una precisa e chiara strategia di gestione della crisi con video alla Chiara Ferragni o alla Dolce e Gabbana, perchè, come si dice, a volte la toppa è peggio del buco.
Non bisogna mai dimenticare che anche il ritardo nella risposta è già una risposta e quasi sempre sbagliata perché lascia il campo all’interpretazione della questione da parte di terzi, congetture varie, nuovi articoli che a volte ritrattano la questione anche in modo poco accurato.
Ma sopratutto il silenzio fa male ai propri follower, alla propria community, quindi a tutte quelle persone che hanno creduto nella persona prima ancora che nel brand. Si può vedere la situazione come un esercito lasciato senza un generale che come tale è allo sbando.
Se è vero che tantissimi rimarranno “fedeli” a Martina, sempre e comunque, il calo di follower è iniziato e soprattutto il silenzio prolungato ha probabilmente aperto delle crepe tra chi ha acquistato un’idea, un messaggio, dei valori, prima ancora che della bigiotteria in sé.
AGGIORNAMENTO: La risposta di Amabile è arrivata!
E dopo tanta attesa, non Martina, dal proprio profilo personale, bensì la sua Azienda, ha pubblicato sui social un post nel quale ha dato la propria versione (parziale) dei fatti.
Devo dire che sono rimasto scioccato dal carosello social di Amabile, dopo 7 giorni, ha pubblicato un contenuto che solo in parte risponde alle domande degli utenti e anzi cerca di spostare il focus sul punto di forza aziendale:
- da un lato viene giustificato il motivo del mancato rinnovo del contratto della contabile
- dall’altro vengono tessute le lodi di Amabile da vari punti di vista a livello lavorativo
Se dal punto di vista pratico probabilmente non c’è nulla di sbagliato o men che meno falso in quello che è stato scritto, dal punto di vista comunicativo, per molti il discorso non funziona e le reazioni degli utenti lo dimostrano.

Il passato non insegna mai e forse anche questo caso non fa eccezione:
Nessun tipo di scuse per le modalità di comunicazione a Sara, la quale aveva dichiarato che Martina stessa le aveva detto che avrebbe potuto iscrivere la figlia nell’asilo vicino all’azienda visto che il contratto le sarebbe stato rinnovato.
Nessun tipo di spiegazione del fatto che Sara era diventata un simbolo comunicativo del nuovo modo di fare impresa in Italia, nel quale si può assumere anche una ragazza incinta, e poi Sara non ci fosse più in azienda.
Molti di noi avrebbero voluto queste azioni o comunque una presa in carico della questione molto più diretta da parte di chi, da sempre, ci ha messo la faccia e in questo momento difficile, almeno per ora, è assente. Anzi, ricordiamoci che il post non è neppure firmato e forse anche questo può essere considerato un errore grave.
La gestione della crisi è fondamentale per salvare il brand
Non sono un esperto di crisi e professionisti davvero competenti in materia stanno dando il loro prezioso contributo ma, il sentiment che sto percependo da loro non è dei migliori.
Il colpevole ritardo nella risposta
Una risposta fredda e senza un volto
La mancata assunzione di responsabilità
Il battersi il petto sui risultati aziendali
Durante un corso che ho seguito pochi anni fa, una docente disse una frase che non dimenticherò mai: “quando rispondete a una recensione non state parlando a quella persona ma a tutti i potenziali clienti che la leggeranno”.
Ecco che forse anche in questo caso la risposta puntuale sul fatto in sé, vale a dire il mancato rinnovo del contratto, non serve o meglio non basta per parlare a tutti quelli che stanno leggendo quel post, perché più del fatto, sono interessati ai come e ai perché.
Una cosa è certa, in ogni crisi, anche quella gestita nel migliore dei modi, quasi tutte le persone si dividono in due schieramenti diametralmente opposti e qualche ferito rimane quasi sempre sul campo.
Infatti, spesso si parla di contenimento della crisi prima ancora che soluzione delle crisi e probabilmente questo sarà un caso che farà scuola, ma dobbiamo ancora capire sotto quale luce.

Poi come ovvio, quando un brand è in una crisi, gli attacchi esterni non tardano ad arrivare e c’è anche chi infierisce e a volte lo fa anche solo per visibilità, ma, ahimè, questo è il gioco della comunicazione, queste sono le sue dure regole.
Le mie due domande più importanti rimaste senza risposta
Ho mille quesiti sulla questione, come quasi tutti noi, ma dal mio punto di vista due sono le domande più importanti:
- Se Sara, seppur con una grande esperienza pregressa, si è dimostrata incapace di assolvere ai suoi doveri in Amabile e ha creato gravi danni, come mai si sono accorti di tutto questo dopo tanti e tanti mesi?
- Perché la community che è sempre stata resa partecipe di tanto del dietro le quinte dell’azienda, in questo caso è stata tenuta all’oscuro?
Potremmo dare mille giustificazioni o formulare le ipotesi più disparate ma solo Martina Strazzer e i manager della sua azienda hanno tutte le risposte, forse…
In questo video che ho fatto a stretto giro dopo l’uscita del post di Amabile, approfondisco la questione e mi pongo ulteriori domande senza risposta (fino ad ora):
@avvocatodeldigitale La pagella di Amabile: – rispetto della legge 8️⃣ (con riserva) – tempistiche di risposta 4️⃣ – trattamento di Sara pre post 3️⃣ – trattamento di Sara nel post 1️⃣ – analisi comunicativa: lascio a voi nei commenti‼️
♬ suono originale – Avvocato del Digitale
Possibile risarcimento per Sara dopo il post di Amabile?
In molti mi hanno chiesto se il post di Amabile possa essere lesivo dei diritti dell’ex dipendente.
C’è da dire che vengono esposti in “pubblica piazza” situazioni interne che potrebbero creare dei grandissimi danni a Sara, soprattutto nell’ottica di trovare un nuovo posto di lavoro.

In particolari due aspetti sono da considerare:
- parafrasando il testo del post, Sara viene definita incompetente e le verifiche fatte hanno fatto emergere una situazione ancora peggiore di quella che si potesse immaginare
- addirittura rinnovare il suo contratto avrebbe messo a rischio l’intero benessere dell’azienda
Queste frasi molto forti che possono essere giustificate dai fatti ma noi esterni all’azienda non possiamo saperlo e in ogni caso le visioni degli attori della questione probabilmente saranno sempre divergenti.
È molto discutibile se si possa parlare in questo caso del reato di diffamazione, e nel caso sarebbe aggravata perché effettuata a mezzo social, perché dovrebbe essere dimostrata la lesione della reputazione di Sara ma anche questo non basterebbe.
Infatti, se il requisito oggettivo del reato è la lesione della reputazione della persona offesa e in molti sono concordi sul punto, il requisito soggettivo risiede nella consapevolezza dell’agente di arrecare un danno con il proprio comportamento.
Questo è un punto molto più complesso da determinare e soprattutto, eventualmente, spetterà a un giudice trarre le proprie conclusioni.
Dal punto di vista pratico Sara, tralasciando eventuali azioni dal punto di vista giuslavoristico come il reintegro in azienda, potrebbe valutare una querela per diffamazione oppure in via alternativa una lettera di diffida per la rimozione del contenuto e il conseguente risarcimento del danno.
Non sono neppure da sottovalutare gli eventuali danni morali derivanti da tutta questa situazione e, in particolare, da questo post in cui si viene dipinti in un modo così duro a livello professionale.
Il mio personale pensiero è che comunque, qualche azienda in cerca di hype o con un reale fine non opportunistico, potrebbe proprio cavalcare l’onda assumendo Sara e come nelle migliori trame dei film vissero tutti felici e contenti…
Cosa succederà al brand Amabile nel lungo periodo?
A questa domanda nessuno può dare una risposta.
Gli attori in gioco sono tanti, le soluzioni di crisis management tra cui scegliere sono innumerevoli e non è detto che questo primo post sia l’unico sull’argomento, c’è un connubio indissolubile da considerare con attenzione tra Martina Strazzer e il brand Amabile, ma il fatto che il post sia stato pubblicato dall’azienda potrebbe avere già un significato importante, tuttavia una cosa è certa: saranno gli utenti a decidere.

Parlo di clienti non a caso, perché per brand nati, cresciuti e affermati totalmente online, anzi sui social network, al primo posto devono esserci sempre gli utenti, in particolare quelli della propria Community che, se non lo sono già, prima o poi diventeranno clienti del brand.
Tuttavia, la storia racconta che i creator che hanno osato intaccare i valori fondanti sui quali i propri utenti si sono riconosciuti e uniti, sono spariti dal web in un tempo ancora più breve di quello che ci hanno messo per diventare volti noti senza bisogno dei media tradizionali.
Voglio però chiudere questo mio pezzo con un pensiero e un augurio:
Martina è una classe 2000 e ha raggiunto risultati incredibili con la sua azienda, ed è facile attaccare, anche duramente, da dietro uno schermo, magari senza considerare l’impegno e la fatica profusa da persone di questo tipo che oltre tutto sono all’inizio della propria carriera professionale.
Sbagliano i Ceo delle multinazionali, ormai dai capelli grigi, ad andare a certi concerti, può sbagliare una ragazza di appena 24 anni che indubbiamente ha delle qualità sopra la media, perché ricordiamo tutti che gli errori sono il nostro miglior maestro (cit.).
Alessandro Vercellotti
Avvocato del Digitale, founder partner dello studio Legal for Digital, eletto studio dell'anno dal Sole 24 Ore e Corriere della Sera, speaker nei maggiori eventi del digitale d’Italia, eletto Digital Leader Forbes, formatore aziendale, docente, autore per Flaccovio Editore, co-founder del Social Warning Movimento Etico per l’educazione digitale.
Altri articoli in azienda che potrebbero interessarti
Visualizza tutti gli articoli⚖️ Diritto all’oblio Google, cos’è e come esercitarlo
22 Dicembre 2021Il diritto all’oblio è strettamente legato al diritto alla privacy. Ed è essenziale per tutelare la brand reputation. Ma il diritto alla deindicizzazione su Google è davvero effettivo?
Leggi altro⚖️ Legal design: cos’è? Per chi è?
26 Aprile 2021Cos’è l’approccio legal design e perché se ne parla tanto. Siamo arrivati all’obiettivo di semplificazione?
Leggi altroPubblicità comparativa: cos’è e come farla a norma di legge
16 Luglio 2024Sebbene la pubblicità comparativa possa essere uno strumento efficace per evidenziare i punti di forza della propria offerta rispetto a quella dei concorrenti, non tutti i messaggi comparativi sono ammessi dalla legge.
Leggi altro