Vendi online e un cliente ti scrive dopo l’acquisto: vuole restituire il prodotto. Puoi rifiutare? Da quando partono i 14 giorni? E le spese di spedizione chi le paga?
Il diritto di recesso è una delle regole che crea più ansia a chi gestisce un e-commerce. In linea generale, il consumatore che compra a distanza può ripensarci entro 14 giorni, senza dover spiegare il motivo. Fin qui sembra semplice.
Il problema non è il recesso in sé. Il problema è gestirlo male: rimborsare quando potresti trattenere una parte, rifiutare quando non puoi, oppure lasciare aperta una finestra di contestazione molto più lunga dei 14 giorni.
Poi arriva la realtà: il prodotto è stato aperto o usato, il cliente pretende il rimborso della spedizione, le condizioni di vendita non spiegano bene chi paga il reso, oppure i 14 giorni vengono calcolati dal momento sbagliato. È qui che molti venditori sbagliano. Non per malafede, ma perché hanno informative copiate, procedure poco chiare o checkout che non spiegano cosa succede dopo l’acquisto.
Dal 19 giugno 2026 si aggiunge un nuovo obbligo: per i contratti conclusi online non basterà più scrivere “per esercitare il recesso manda una mail”. Il sito dovrà prevedere una funzione digitale di recesso, chiara, accessibile e disponibile per tutto il periodo in cui il consumatore può ripensarci. Il recesso smette di essere una clausola nascosta nelle condizioni generali e diventa una procedura dentro l’esperienza d’acquisto.
Sapere come funziona il diritto di recesso, aggiornare le condizioni di vendita e prepararsi al nuovo obbligo digitale significa evitare contestazioni, rimborsi gestiti male e richieste che arrivano quando ormai il danno è fatto. Vediamo cosa deve fare chi vende prodotti o servizi online per essere in regola.
CONTENUTO DELL'ARTICOLO
- 1 Che cos’è il diritto di recesso
- 2 La funzione digitale di recesso: cosa cambia dal 19 giugno 2026
- 3 I contratti conclusi prima del 19 giugno 2026
- 4 Gli errori più comuni degli e-commerce sul diritto di recesso
- 5 Cosa rischia un e-commerce che non si adegua
- 6 Quando non si applica il diritto di recesso?
- 7 Termini e Condizioni: il contratto che protegge il tuo e-commerce
- 8 Checklist per adeguare il tuo e-commerce al nuovo recesso digitale
- 9 Vuoi evitare errori su recesso, resi e rimborsi?
- 10 Domande frequenti sul diritto di recesso online
Che cos’è il diritto di recesso
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Il diritto di recesso è il diritto che consente al consumatore di sciogliere un contratto concluso online entro un determinato periodo di tempo, senza dare spiegazioni e senza subire penalità.
È una tutela importante nel commercio elettronico, perché chi acquista online non può vedere, toccare o provare il prodotto prima di riceverlo. Il recesso riduce la percezione del rischio e può favorire la decisione d’acquisto. Nasce per riequilibrare la posizione del consumatore negli acquisti a distanza, dove manca la possibilità di esaminare il prodotto prima dell’acquisto, come invece accade in negozio.
Il diritto di recesso è regolato dall’art. 52 del Codice del Consumo, che al comma 1 prevede:
“Fatte salve le eccezioni di cui all’articolo 59, il consumatore dispone di un periodo di quattordici giorni per recedere da un contratto a distanza o negoziato fuori dei locali commerciali senza dover fornire alcuna motivazione e senza dover sostenere costi diversi da quelli previsti all’articolo 56, comma 2, e all’articolo 57“.
Negli acquisti online il consumatore può quindi recedere dal contratto entro 14 giorni. Per i beni fisici questo termine decorre dal giorno in cui il consumatore riceve il prodotto.
Il diritto di recesso è obbligatorio negli e-commerce B2C, quando un’azienda vende a un consumatore. È il caso di piattaforme come Amazon, Zalando o altri negozi online rivolti a clienti privati.
Non è invece obbligatorio negli e-commerce B2B, quando un’azienda vende a un’altra azienda o a un professionista. In questi casi il venditore può comunque decidere di prevedere volontariamente un diritto di recesso nei Termini e Condizioni del proprio e-commerce.
Che cos’è il diritto di ripensamento?
Il diritto di ripensamento è un’espressione usata spesso come sinonimo di diritto di recesso. Nel linguaggio comune indicano la stessa cosa: la possibilità per il consumatore di cambiare idea dopo un acquisto online. Nei testi legali e nelle condizioni di vendita è preferibile usare l’espressione “diritto di recesso”, perché è quella tecnicamente più corretta e più riconoscibile dal punto di vista normativo.
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Martina di Pasquale
Fondatrice di ragazzedaffari.it
La funzione digitale di recesso: cosa cambia dal 19 giugno 2026
Fino a oggi molti e-commerce hanno gestito il recesso in modo abbastanza semplice: un indirizzo email nelle condizioni di vendita, un modulo da scaricare, un form di contatto o una procedura indicata nella pagina resi.
L’importante era informare il cliente su come esercitare il diritto.
Dal 19 giugno 2026 questo non sarà più sufficiente per i contratti conclusi online. Il sito deve mettere a disposizione una funzione digitale di recesso, cioè una procedura online che consenta al consumatore di comunicare la propria decisione direttamente dal sito o dall’app.
La novità arriva dal D.Lgs. 31 dicembre 2025, n. 209, che recepisce la Direttiva UE 2023/2673 e introduce nel Codice del Consumo il nuovo art. 54-bis. È quello che molti hanno già iniziato a chiamare “pulsante di recesso”, anche se la legge non impone necessariamente un bottone con una grafica specifica.
Cos’è il pulsante di recesso e da quando è obbligatorio
Il “pulsante di recesso” è, in realtà, una funzione integrata nel sito o nell’app che permette al consumatore di esercitare il recesso online, senza dover per forza scrivere una mail, scaricare un modulo o cercare istruzioni nascoste nelle condizioni generali.
La legge non pretende un pulsante uguale per tutti. Pretende però una procedura chiara, facilmente accessibile e disponibile durante tutto il periodo in cui il consumatore può esercitare il diritto di recesso.
Sulle date conviene fare attenzione, perché vengono spesso confuse.
Il decreto è entrato in vigore il 23 gennaio 2026: questa è la data da cui la norma esiste formalmente. L’obbligo operativo della funzione digitale, però, si applica dal 19 giugno 2026 e riguarda i contratti conclusi a partire da quella data.
In concreto: se vendi online a consumatori, devi arrivare al 19 giugno 2026 con la funzione già attiva sul sito.
Chi è obbligato e chi no
L’obbligo riguarda i professionisti che concludono contratti a distanza con i consumatori tramite un’interfaccia online.
Rientrano, ad esempio:
- gli e-commerce B2C di prodotti e servizi;
- le app da cui il consumatore può acquistare;
- i servizi in abbonamento rivolti a consumatori;
- i SaaS venduti a utenti consumer;
- i marketplace, quando il contratto viene concluso tramite la loro interfaccia e secondo il ruolo concretamente assunto nella vendita.
Restano fuori i contratti B2B, cioè quelli tra aziende o con professionisti, e le vendite concluse offline in negozio fisico. Per questi casi la funzione digitale di recesso non è dovuta.
Come deve essere fatta la funzione di recesso
L’art. 54-bis del Codice del Consumo fissa requisiti precisi.
La funzione di recesso deve:
- essere etichettata in modo leggibile con le parole “recedere dal contratto qui” o con una formula equivalente e inequivocabile;
- essere facilmente individuabile e accessibile sull’interfaccia online;
- restare disponibile per tutto il periodo in cui il consumatore può esercitare il recesso;
- consentire al consumatore di fornire o confermare il proprio nome;
- permettere di identificare il contratto da cui il consumatore vuole recedere;
- raccogliere il mezzo elettronico su cui il consumatore vuole ricevere la conferma;
- prevedere una funzione finale di conferma, indicata con le parole “conferma recesso” o con una formula equivalente.
Dopo l’invio, il professionista deve trasmettere al consumatore, senza ritardo, una ricevuta su supporto durevole, di norma via email, con il contenuto della dichiarazione, la data e l’ora di invio. Il supporto durevole deve permettere al cliente di conservare la ricevuta e rileggerla nel tempo, e garantire che il contenuto non sia modificabile in seguito dal venditore.
Il recesso si considera esercitato in tempo se la dichiarazione viene inviata prima della scadenza del termine previsto.
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I contratti conclusi prima del 19 giugno 2026
I contratti conclusi prima del 19 giugno 2026 non rientrano nel nuovo obbligo. La funzione digitale si applica ai contratti stipulati da quella data in poi.
Per gli ordini precedenti restano valide le modalità di recesso già previste, come il modulo, la comunicazione scritta o gli altri canali indicati nelle condizioni di vendita.
Il modulo di recesso sparisce?
No. La funzione digitale di recesso non elimina il modulo di recesso.
Il modulo tipo resta tra le informazioni che il professionista deve fornire prima dell’acquisto, e il consumatore può continuare a recedere anche con una dichiarazione scritta. Dal 19 giugno 2026, però, il sito dovrà offrire anche una procedura online dedicata.
Un errore da evitare: rendere il recesso disponibile solo nell’area personale del cliente. Chi ha acquistato come ospite deve poterlo esercitare comunque, senza essere costretto a creare un account solo per restituire un prodotto.
L’art. 54-bis non distingue tra clienti registrati e clienti ospiti. Quindi la procedura di recesso deve essere progettata in modo da funzionare per entrambi, senza costringere il consumatore ad aprire un profilo solo per esercitare un diritto.
Gli errori più comuni degli e-commerce sul diritto di recesso
Molti problemi non nascono dalla legge, ma da come il recesso viene gestito nel sito.
Errore 5: usare Termini e Condizioni standard
Prodotti fisici, servizi digitali, abbonamenti, dropshipping e academy non hanno gli stessi rischi. Se il documento non segue il modello di vendita, i problemi emergono proprio quando arriva una richiesta di reso, rimborso o contestazione.
Errore 1: far partire i 14 giorni dalla data dell’ordine
Per i beni fisici, il termine decorre dalla consegna, non dal pagamento. Se l’ordine arriva in più spedizioni, il termine parte dalla consegna dell’ultimo bene.
Errore 2: scrivere che i prodotti in saldo non si restituiscono
Lo sconto non elimina il diritto di recesso negli acquisti online. Un prodotto in saldo segue le regole ordinarie, salvo che rientri in una delle eccezioni previste dal Codice del Consumo.
Errore 3: mettere le spese di reso a carico del cliente senza dirlo prima
Il cliente paga le spese di restituzione solo se è stato informato chiaramente prima dell’acquisto. Se l’informazione manca, il costo resta al venditore.
Errore 4: rendere il recesso disponibile solo nell’area personale
Chi acquista come ospite deve poter esercitare il diritto senza essere costretto a creare un account.
Cosa rischia un e-commerce che non si adegua
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La mancanza della funzione digitale espone l’e-commerce a due rischi: richieste di recesso tardive e possibili contestazioni sulla correttezza del percorso messo a disposizione del consumatore.
Il termine di recesso si allunga fino a 12 mesi
Quando il professionista non informa correttamente il consumatore sul diritto di recesso, il termine di 14 giorni si estende fino a 12 mesi e 14 giorni.
Dal 19 giugno 2026, l’informativa precontrattuale dovrà indicare anche l’esistenza e la collocazione della funzione digitale di recesso. Per questo, un sito senza una procedura conforme rischia di rientrare in questa ipotesi.
Quindi, un cliente potrebbe acquistare un prodotto e chiedere il recesso con rimborso pieno anche molto tempo dopo l’acquisto, se il termine ordinario non è decorso correttamente per un difetto di informativa.
Per un negozio che spedisce centinaia di ordini, significa avere vendite che sembravano chiuse ma che restano esposte a richieste di rimborso tardive, con impatto su margini, previsioni e gestione dei resi.
Le sanzioni AGCM per pratiche scorrette
Una procedura di recesso assente, nascosta o complicata può essere valutata come pratica commerciale scorretta ai sensi dell’art. 27 del Codice del Consumo. Le sanzioni vanno da 5.000 euro fino a 10 milioni, e per le infrazioni transfrontaliere arrivano al 4% del fatturato annuo.
Ne abbiamo un esempio recente: con il provvedimento PS12853, comunicato il 4 febbraio 2026, l’AGCM ha sanzionato il gruppo eDreams per 9 milioni di euro per pratiche commerciali scorrette.
Una delle condotte contestate riguardava gli ostacoli frapposti al recesso e alla cessazione dell’abbonamento, anche attraverso scelte di interfaccia idonee a rendere più difficile l’esercizio dei diritti del consumatore.
È uno dei primi provvedimenti in cui l’Autorità affronta in modo organico il tema dei dark pattern nell’esperienza d’acquisto online.
Avere le informative a posto non basta: se il percorso di recesso sul sito è costruito in modo da ostacolare il consumatore, può comunque diventare un problema di pratica commerciale scorretta.
Perché adeguarsi conviene
Una funzione di recesso chiara abbassa la barriera all’acquisto: chi sa di poter restituire senza complicazioni compra con meno esitazione.
Un sistema tracciabile, con ricevuta e data certa, dà al venditore la prova di quando la richiesta è arrivata e come è stata gestita, che pesa in caso di contestazione.
L’adeguamento richiesto dall’art. 54-bis è l’occasione per trasformare un obbligo in un’esperienza d’acquisto migliore, invece di subirlo a ridosso della scadenza.
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Quando non si applica il diritto di recesso?
Il recesso non vale per tutti gli acquisti. L’art. 59 del Codice del Consumo elenca i casi esclusi, e per il venditore conoscerli è ciò che permette di rifiutare un reso a ragione, invece di subirlo o di negarlo quando non si potrebbe.
Il diritto di recesso è escluso, tra gli altri, per:
- i contratti di servizi già eseguiti per intero, ma solo se l’esecuzione è iniziata con il consenso espresso del cliente e con la sua accettazione di perdere il recesso a prestazione completata;
- i beni il cui prezzo dipende da fluttuazioni di mercato che il venditore non controlla;
- i beni confezionati su misura o personalizzati sul cliente;
- i beni che si deteriorano o scadono rapidamente;
- i beni sigillati che non si possono restituire per motivi igienici o di salute una volta aperti (cosmetici, intimo, integratori);
- i beni che dopo la consegna risultano, per loro natura, inscindibilmente mescolati con altri beni;
- le bevande alcoliche il cui prezzo è concordato alla conclusione del contratto, con consegna oltre trenta giorni e valore legato a fluttuazioni di mercato fuori dal controllo del venditore;
- le registrazioni audio o video sigillate e i software sigillati aperti dopo la consegna;
- giornali, periodici e riviste, esclusi gli abbonamenti;
- i contratti conclusi in un’asta pubblica;
- alloggi non residenziali, trasporto, noleggio auto, catering e servizi per il tempo libero con data o periodo di esecuzione specifici;
- la fornitura di contenuto digitale su supporto non materiale: se il contratto è a pagamento, il recesso decade solo quando ricorrono tre condizioni insieme, cioè il consenso preventivo del cliente a iniziare durante il periodo di recesso, la sua accettazione di perdere il diritto, e l’invio da parte del venditore della conferma del contratto su supporto durevole.
Un caso a parte è quello dei contratti di modesta entità negoziati fuori dai locali commerciali: il recesso non si applica sotto i 50 euro (art. 47, comma 2).
Queste esclusioni vanno comunicate al cliente prima dell’acquisto. Se un prodotto non è restituibile e non l’hai indicato chiaramente, rischi di doverlo riprendere lo stesso.
Il documento dei Termini e Condizioni serve anche a questo.
Il diritto di recesso vale anche per gli acquisti in negozio?
Per completezza, è utile chiarire che il diritto di recesso negli acquisti online riguarda i contratti conclusi a distanza, non gli acquisti effettuati di persona in negozio.
In negozio il cliente vede il prodotto prima di acquistarlo. Online no. È questa differenza che spiega perché il recesso opera negli acquisti a distanza e non, di regola, nelle vendite concluse in negozio.
Termini e Condizioni: il contratto che protegge il tuo e-commerce
Per un e-commerce, i Termini e Condizioni sono il contratto che regola il rapporto tra venditore e cliente.
Stabiliscono cosa succede prima, durante e dopo l’acquisto: pagamento, consegna, recesso, resi, garanzie, responsabilità, servizi digitali, abbonamenti o modelli più complessi come dropshipping e academy.
Un modello standard rischia di lasciare scoperti proprio i punti più delicati: recesso, rimborsi, garanzie, responsabilità e gestione dei resi.
Per questo i Termini e Condizioni devono essere scritti su misura per il tipo di attività. Devono proteggere il venditore, dare sicurezza al cliente e rendere chiaro il percorso d’acquisto.
Devono anche essere facilmente consultabili prima dell’ordine, ad esempio con un link nel footer del sito e nel checkout.Dal 19 giugno 2026 avranno un compito in più. L’informativa precontrattuale dovrà indicare l’esistenza e la collocazione della funzione digitale di recesso: il cliente dovrà sapere, prima di comprare, che potrà esercitare il recesso direttamente dal sito e dove trovare quella funzione.
Checklist per adeguare il tuo e-commerce al nuovo recesso digitale
Prima del 19 giugno 2026, verifica che il tuo e-commerce abbia:
- Termini e Condizioni aggiornati sul diritto di recesso;
- informativa precontrattuale con esistenza e collocazione della funzione digitale;
- funzione di recesso visibile e accessibile durante tutto il periodo utile;
- etichetta chiara, come “recedere dal contratto qui” o formula equivalente;
- passaggio finale di conferma, come “conferma recesso” o formula equivalente;
- ricevuta automatica su supporto durevole con contenuto, data e ora della richiesta;
- procedura utilizzabile anche da chi ha acquistato come ospite;
- flusso interno per gestire tempi di rimborso, reso del prodotto e trattenute per eventuale diminuzione di valore.
Vuoi evitare errori su recesso, resi e rimborsi?
Gli errori sul diritto di recesso nascono quasi sempre da regole poco chiare: tempi non indicati bene, spese di reso ambigue, condizioni del prodotto non spiegate, rimborsi gestiti senza una procedura precisa.
Per evitarli servono tre cose: trasparenza, chiarezza e comprensibilità.
Se sei proprietario di un sito e-commerce, fai in modo che l’utente possa accedere con facilità ai Termini e Condizioni e cura con attenzione la redazione del testo, così da avere un contratto chiaro e semplice da capire.
Elenca tutti i punti relativi alla gestione dell’attività e specifica come comportarsi in caso di diritto di recesso per gli acquisti online: tempi, modalità, spese di restituzione, condizioni del prodotto e tempi di rimborso.
La completezza delle informazioni e la disponibilità nel fornire spiegazioni migliorano l’autorevolezza del tuo brand e ti permettono di lavorare con più serenità, anche dal punto di vista economico.
Dal 19 giugno 2026, questo significa anche adeguare Termini e Condizioni e sito alla nuova funzione digitale di recesso.
In Legal for Digital non ci limitiamo a scrivere clausole corrette. Analizziamo come vendi, cosa vendi e quale percorso segue il cliente: prodotti fisici, servizi digitali, abbonamenti, marketplace, dropshipping o academy hanno rischi diversi e richiedono regole diverse.
Per questo costruiamo Termini e Condizioni, informative e procedure di recesso su misura, pensate per proteggere il venditore senza appesantire l’esperienza d’acquisto.
Hai un e-commerce e vuoi capire se recesso, resi e rimborsi sono gestiti davvero bene? Contatta Legal for Digital: analizziamo il tuo modello di vendita, il percorso d’acquisto e i documenti legali del sito per trasformare gli obblighi sul recesso in regole chiare, applicabili e coerenti con il tuo business online.
Domande frequenti sul diritto di recesso online
Devo accettare il reso di un prodotto già usato?
Sì. Il cliente può provare il prodotto come farebbe in negozio, e questo non fa decadere il recesso. Risponde della diminuzione di valore solo se lo ha maneggiato oltre quanto serve a verificarne natura e funzionamento (art. 57 Cod. Consumo): in quel caso puoi trattenere dal rimborso una somma proporzionata al deprezzamento. Attenzione però: questa facoltà esiste solo se hai informato correttamente il cliente sul diritto di recesso. Se l’informativa manca o è incompleta, non puoi trattenere nulla, nemmeno per un prodotto palesemente usato.
Posso rifiutare il recesso se la confezione è stata aperta?
In genere no. Aprire la confezione per esaminare il prodotto rientra in ciò che il cliente può fare. Il rifiuto regge solo per le categorie escluse dall’art. 59: beni sigillati che, una volta aperti, non si possono restituire per motivi igienici o di salute (cosmetici, intimo, integratori), oppure software e supporti audiovisivi sigillati e poi aperti. Fuori da questi casi, la confezione aperta non basta a negare il recesso.
Da quando partono esattamente i 14 giorni?
Per i beni fisici, dal giorno in cui il cliente riceve il prodotto, non da quando ordina o paga. Se l’ordine arriva in più spedizioni, il termine parte dalla consegna dell’ultimo bene. Per i servizi, dal giorno in cui si conclude il contratto. È un dettaglio che cambia le date reali del reso, e va calcolato sulla consegna effettiva.
Chi paga le spese di spedizione del reso?
Le paga il cliente, ma solo se lo hai informato chiaramente prima dell’acquisto (art. 57). Se quell’informazione manca, le spese di restituzione restano a carico tuo. Le spese di consegna iniziali, invece, vanno sempre rimborsate, almeno per la modalità standard. Molti venditori perdono questa partita per un’informativa incompleta, non per la legge.
Entro quanto devo rimborsare il cliente che ha receduto?
Entro 14 giorni dal momento in cui ricevi la comunicazione di recesso, con lo stesso mezzo di pagamento usato dal cliente (art. 56). Puoi però trattenere il rimborso finché non hai ricevuto i beni o finché il cliente non ti ha dato prova di averli rispediti. Qualsiasi clausola che limiti il rimborso è nulla.
Cosa succede se non rispondo alla richiesta di recesso?
Il tuo silenzio non blocca il recesso: se la richiesta arriva nei termini, resta valida. E gioca contro di te. Devi confermare la ricezione su supporto durevole e rimborsare entro 14 giorni dalla comunicazione. Ignorare le richieste sposta i tempi a tuo sfavore e, se diventa una prassi, può rientrare tra le pratiche commerciali scorrette sanzionate dall’AGCM.
Il diritto di recesso si applica ai prodotti in saldo o personalizzati?
Sono due casi opposti. I prodotti in saldo o scontati seguono le regole ordinarie: il recesso vale, lo sconto non lo esclude. I prodotti confezionati su misura o personalizzati sul cliente sono invece esclusi dall’art. 59, perché non sono rivendibili. La personalizzazione però deve essere reale: un’opzione marginale aggiunta solo per togliere il recesso non regge.
