Conosci con esattezza il valore del tuo know-how aziendale? Intendiamo il valore strategico ma anche economico.
E, soprattutto, sai in che modo tutelarlo? Marchio e brevetto sono due strumenti preziosi, di cui hai già sentito parlare, che ti permettono di proteggere il know-how aziendale da eventuali furti e plagi da parte dei concorrenti.
Ho pensato di scrivere un articolo dedicato a marchio e brevetto perché durante le consulenze mi rendo conto che c’è ancora molta confusione su questi temi e spesso gli imprenditori faticano a comprendere cosa sia necessario proteggere per donare lunga vita all’attività aziendale.
Facciamo chiarezza insieme e vediamo come marchio e brevetto possono donare un valore aggiunto alla tua attività.
CONTENUTO DELL'ARTICOLO
Che cos’è il know-how aziendale e perché è connesso al marchio e al brevetto
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Il know-how aziendale è l’elemento più importante su cui costruire un business e può essere rappresentato da diversi aspetti: pensiamo al logo che dona identità al brand, ai modelli di business, al modo con cui strutturiamo i processi interni, alle invenzioni.
Treccani definisce il know-how in questo modo: “Nel linguaggio dell’industria, complesso di conoscenze ed esperienze tecniche non brevettate, talvolta di carattere segreto, utili o necessarie al conseguimento di determinati scopi industriali, quali il miglioramento tecnico qualitativo o quantitativo dei processi di produzione, lo sviluppo delle ricerche, il perfezionamento dei controlli, ecc.; in partic., il complesso delle informazioni industriali necessarie per la costruzione, l’esercizio e la manutenzione di un impianto”.
Ecco, non brevettati. Il nostro obiettivo è passare dal concetto di know-how a quello di marchio e brevetto depositato e registrato per garantire una tutela legale al nostro patrimonio aziendale.
Come tutelare il know-aziendale?
La prima forma di tutela del know-how aziendale è quella contrattuale: un documento redatto con competenza – contenente le opportune clausole di riservatezza -, che permette di proteggere il business in caso di collaborazioni con fornitori esterni, clienti, partner, stakeholder. Il contratto tutela l’azienda anche dai dipendenti che potrebbero abbandonare il posto di lavoro e portare con loro il nostro sapere per valorizzare un’attività in proprio o un’altra impresa.
Quindi, se vuoi tutelare il tuo know-how, fai in modo di avere tra le mani un buon contratto preparato su misura per la tua professione.
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Marchio e brevetto: due forme di tutela del know-how aziendale
Oltre alla forma contrattuale, abbiamo a disposizione altre due modalità di tutela del know-how: marchio e brevetto sono entrambi tutelati dal Codice della proprietà Industriale, ma sono in realtà due elementi molto diversi tra loro.
Spesso il termine brevetto viene usato in maniera impropria: quante volte una persona dice “Ah, questa cosa l’ho inventata io, è brevettata!”? La sola invenzione non comporta l’esistenza di un brevetto su quel prodotto o manufatto che, magari, non è nemmeno brevettabile.
Vediamo quali sono le differenze tra marchio e brevetto.
Il marchio
Il secondo modo per tutelare il know-how è il deposito del marchio: quando creiamo un prodotto nuovo dobbiamo prima di tutto tutelarne il nome e l’eventuale identità grafica o visiva e possiamo farlo con la registrazione del marchio.
Questa operazione ha una durata di dieci anni e porta un reale valore aggiunto se viene fatta in riferimento alle classi merceologiche (Classi di Nizza) più in linea con l’attività, che definiscano con coerenza la natura del prodotto e ci permettano di promuoverlo e commercializzarlo.
Un altro aspetto importante è la scelta del territorio geografico all’interno del quale vogliamo tutelare il nostro know-how attraverso la registrazione del marchio: se abbiamo una vocazione nazionale, registriamo il marchio solo in Italia; se operiamo anche al di fuori dei confini nazionali, allarghiamo la visione e ci spingiamo in Europa e nel resto del mondo.
Il brevetto
Il terzo modo per tutelare il know-how aziendale è il deposito del brevetto, operazione più costosa rispetto al marchio.
Presta attenzione a questo termine perché non tutti i processi, i metodi o le invenzioni possono essere brevettate: non fare castelli in aria se non hai la certezza di poter trasformare il know-how in brevetto.
A cosa serve il brevetto?
Secondo il Codice della proprietà Industriale, il brevetto permette di tutelare le invenzioni, ovvero ciò che possiamo considerare innovativo perché in grado di risolvere un problema al quale nessuno prima aveva trovato una soluzione. Il brevetto consente di produrre e commercializzare l’invenzione in questione in esclusiva nel territorio in cui scegliamo di porre la privativa. Quindi, se possediamo un know-how importante a livello tecnico con il quale siamo riusciti a risolvere un problema, optiamo per il deposito del brevetto, che ha una durata di vent’anni. Allo scadere del deposito, se non viene rinnovato, è considerato libero da vincoli e le aziende concorrenti possono iniziare a commercializzare il prodotto nel territorio in cui sussisteva la privativa.
Marchio e brevetto: differenze e vantaggi
Nel contesto aziendale, marchio e brevetto sono forme di tutela del know-how che si completano tra loro, perché di fatto tutelano il patrimonio dell’impresa in modo diverso a seconda delle nostre necessità.
Il marchio di impresa è l’elemento che esternalizza il know-how aziendale, è il nostro biglietto da visita e comunica alle persone che il prodotto lo abbiamo inventato noi, lo commercializziamo noi e lo possiamo usare solo noi.
Il brevetto invece è utile a tutelare il carattere innovativo di una soluzione inedita.
Per trasformare un’innovazione in un brevetto e tutelare il know-how aziendale, dobbiamo seguire un iter legale specifico: il deposito della domanda è una pratica molto più costosa rispetto a quella di un marchio perché dobbiamo produrre una documentazione corposa, chiara e completa.
Quando depositiamo un brevetto dobbiamo infatti depositare anche un prototipo dell’invenzione realizzata, che viene brevettata sulla base di un progetto descritto in modo adeguato in tutti i dettagli tecnici.
Il nostro know-how, a prescindere dalla forma di tutela che scegliamo – marchio e brevetto -, può essere protetto solo nel territorio in cui intendiamo far valere la privativa: italiano, europeo o internazionale.
Ricordiamo che il marchio ha una durata di 10 anni, il brevetto di 20 anni.
Rispetto al marchio, il brevetto ha una sostanziale differenza che si esplicita con il modello di utilità.
Con questo termine ci riferiamo alla possibilità di migliorare un’innovazione già brevettata o esistente. In pratica, il modello di utilità permette di ritoccare, rielaborare o rivedere in modo ancora più innovativo qualcosa che già è in commercio.
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Marchio e brevetto: un esempio concreto
Un consiglio da amica: prima di depositare un marchio fai un’analisi di fattibilità per la registrazione del marchio, che ti permette di procedere con sicurezza senza fare un investimento a vuoto.
Ora, facciamo un esempio concreto sul tema marchio e brevetto: molti nostri clienti si occupano di realizzare software con codici sorgente, siti web con codice html, applicazioni, plug-in e ci chiedono di brevettare i servizi.
Ecco: tutte queste invenzioni non sono brevettabili, e alla base di questa regola vi è una motivazione tecnica.
Pensiamo a un software o un sito web: il codice con cui vengono realizzati può essere sempre modificabile. Infatti, sono prodotti che vengono protetti dalla proprietà intellettuale ma non da quella industriale. Il software e il sito sono il frutto delle competenze tecniche e delle competenze di linguaggio, ovvero espressione delle capacità umane, per questo rientrano nella tutela della proprietà intellettuale.
Se non abbiamo la possibilità di brevettarli, in che modo possiamo tutelare il know-how aziendale relativo al nostro software o sito? Per esempio, attraverso la registrazione presso la SIAE, dove nessuno potrà giudicare la bontà del software, del codice sorgente, dell’idea ma avremo in mano una data certa per il deposito.
Da quella data in poi, chi dovesse utilizzare o copiare il nostro codice commette un plagio e dovrà rispondere con un risarcimento in denaro per l’illecito.
Alcuni clienti ci chiedono di brevettare il modello di insegnamento o di di formazione. Anche in questo caso non possiamo farlo, perché non si tratta di un’innovazione tecnica ma di qualcosa che è conseguenza delle competenze umane e pertanto rientra nella tutela della proprietà intellettuale.
Attenzione: non è sempre necessario rivolgersi per forza alla SIAE, possiamo recarci da un notaio che certifichi il deposito con un documento datato (un dispositivo fisico) oppure ad Enti concorrenti alla SIAE che possono certificare la data di deposito e tutelare il software o il modello di formazione.
Marchio e brevetto: i tre passaggi per la tutela del know-how
Nel momento in cui possediamo un know-how aziendale e vogliamo proteggerlo, seguiamo questi tre passaggi.
- Il primo step è tutelare l’oggetto del know-how con un contratto che contenga le clausole di riservatezza e di non concorrenza che impediscano a tutti gli stakeholder di condividerlo fuori dalla nostra realtà. Prevediamo anche delle penali, senza paura.
- Il secondo step è chiedersi se il nostro know-how è rappresentato da un nome o un logo visivo. Se possiamo tutelarlo a livello di marchio, passiamo al deposito.
- Il terzo step è il più complesso: pensiamo se quello che abbiamo inventato è un modello tecnico innovativo. In caso affermativo potremo depositare il brevetto o il modello di utilità. Nel caso fosse frutto della proprietà intellettuale, ci recheremo alla SIAE per la registrazione.
Se hai bisogno di una mano per eseguire questi passaggi, ti possiamo aiutare noi.
Abbiamo presentato, in sintesi, la modalità di azione per tutelare il nostro know-how aziendale con marchio e brevetto.
È importante valorizzare la nostra conoscenza, il sapere e l’esperienza perché spesso non abbiamo una reale consapevolezza sul nostro know-how ed è importante conoscerlo sia nel qui e ora ma anche nel futuro, per attribuire il corretto valore economico alla nostra impresa in caso di negoziazione dell’attività.
