Se gestisci un’agenzia digitale, un e-commerce o una PMI che opera online, la Dichiarazione di accessibilità potrebbe diventare un obbligo anche per te. L’European Accessibility Act (EAA), in vigore dal 28 giugno 2025, estende questa normativa anche a molte PMI del settore privato, andando oltre la sola Pubblica Amministrazione e le grandi imprese.
La Dichiarazione di accessibilità è il documento ufficiale che attesta il livello di conformità del tuo sito web alle normative sull’accessibilità.
La Dichiarazione ha una duplice funzione: da un lato protegge la tua attività dimostrando la conformità normativa alle autorità di controllo, dall’altro informa gli utenti con disabilità su cosa possono aspettarsi dal tuo sito e come segnalare eventuali problemi.
Nella compilazione del documento, le aziende private hanno maggiore flessibilità rispetto alla PA: invece del form obbligatorio AGID, possono redigere la dichiarazione seguendo il modello fornito dall’Agenzia e personalizzandolo in base alle caratteristiche del proprio business digitale.
Una Dichiarazione ben redatta diventa un asset aziendale che dimostra la tua professionalità e ti distingue dai competitor.
Invece di subire l’obbligo, puoi trasformarlo in uno strumento di brand reputation che comunica i tuoi valori di inclusività.
In questo articolo scoprirai come redigere una dichiarazione che rispetti la normativa e al tempo stesso valorizzi la tua attività online.
CONTENUTO DELL'ARTICOLO
- 1 Cos’è la Dichiarazione di accessibilità
- 2 Quando e come pubblicare la Dichiarazione: scadenze e aggiornamenti
- 3 Come redigere la dichiarazione ex EAA
- 4 Contenuti obbligatori della Dichiarazione
- 5 Controlli e sanzioni: cosa rischi se non sei a norma
- 6 Legal for Digital: La tua strategia legale per l’accessibilità
- 7 Domande frequenti su Accessiblity Act
Cos’è la Dichiarazione di accessibilità
La Dichiarazione di accessibilità è il documento che devi pubblicare sul tuo sito per attestare il livello di conformità alle normative sull’accessibilità.
Secondo le linee guida AGID, l’Agenzia per l’Italia Digitale, questo documento serve a “rendere pubblico lo stato di accessibilità di ogni sito web e applicazione mobile”.
Il documento ha tre funzioni principali:
- Attesta la conformità normativa davanti alle autorità di controllo,
- Informa gli utenti con disabilità sul livello di accessibilità del sito e
- Fornisce canali diretti per segnalare problemi.
Il documento definisce con precisione il livello di accessibilità raggiunto dal sito. La Dichiarazione include anche le eventuali parti del sito non accessibili
Chi deve pubblicare la Dichiarazione di accessibilità
Ok, facciamo chiarezza. Chi deve davvero preoccuparsi della Dichiarazione di accessibilità? La risposta non è una sola, perché in Italia ci sono due “binari” normativi che corrono paralleli. Vediamo insieme in quale categoria rientra la tua attività.
1. I “giganti” (obbligo già in vigore)
Da una parte ci sono le grandi aziende, quelle che già dal 2020 hanno a che fare con questi obblighi. Parliamo dei soggetti privati con un fatturato medio superiore a 500 milioni di euro negli ultimi tre anni. Per loro, la scadenza del 2025 non è una novità sconvolgente, ma un’integrazione a regole che già conoscono bene, basate sulla storica Legge Stanca del 2004.
“Competenti, precisi e sempre aggiornati sulle normative. Un team specializzato e affidabile, che interviene con prontezza e fornisce risposte sempre chiare e rapide. Consigliatissimi!”

Donatella Giuliani
Marketing e comunicazione
2. La grande novità del 2025: chi si aggiunge alla lista
Dall’altra parte, c’è la vera rivoluzione che è scattata il 28 giugno 2025. Con l’entrata in vigore dell’European Accessibility Act (EAA), recepito in Italia con il Decreto Legislativo 82/2022, la platea si allarga a macchia d’olio. L’obbligo ora tocca a tantissime nuove realtà, indipendentemente dal fatturato.
L’unica vera eccezione? Le microimprese.
E cosa si intende per microimpresa? La legge ci dà una definizione chiara: è un’azienda che fornisce servizi e che ha meno di 10 dipendenti e, allo stesso tempo, ha un fatturato (o un bilancio) annuo inferiore a 2 milioni di euro.
In concreto, chi è coinvolto dalla nuova normativa?
Se la tua azienda non è una microimpresa e offre uno dei seguenti servizi al pubblico:
- E-commerce e piattaforme di vendita online;
- Servizi bancari per i consumatori;
- Servizi di trasporto passeggeri (siti web, app, biglietteria elettronica);
- Servizi di comunicazione elettronica;
- Libri elettronici (e-book) e i software per leggerli;
- App mobile che supportano i servizi appena elencati.
Chi, invece, può tirare un sospiro di sollievo?
Non sono coinvolti da questo nuovo obbligo tutti coloro che, pur avendo un sito web, non vendono direttamente online i prodotti o servizi specifici elencati sopra. Ad esempio, liberi professionisti, studi di avvocati o commercialisti, piccole agenzie di marketing o artigiani (come un parrucchiere) che hanno un semplice sito “vetrina” per farsi conoscere, sono esclusi.
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Quando e come pubblicare la Dichiarazione: scadenze e aggiornamenti
Capire le scadenze è fondamentale per non farsi trovare impreparati. La tempistica cambia a seconda della categoria in cui rientra la tua azienda.
1. Le grandi aziende (fatturato > 500M €): la scadenza del 23 settembre
Per le grandi aziende con fatturato superiore a 500 milioni di euro, l’obbligo non è una novità. Devono aggiornare la loro Dichiarazione di accessibilità entro il 23 settembre di ogni anno. Questa scadenza è fissa, e serve a garantire che il documento rifletta sempre lo stato attuale del sito, incluse eventuali modifiche o miglioramenti fatti durante l’anno.
2. E-commerce e servizi digitali (EAA): la timeline dal 28 giugno 2025
Per tutti i nuovi soggetti obbligati dall’European Accessibility Act, la situazione è più articolata e contiene una distinzione fondamentale che devi assolutamente conoscere la scadenza della pubblicazione della Dichiarazione era, appunto il 28 giugno 2025. Va fatta però una distinzione in merito alla conformità alla normativa:
- Nuovi siti e servizi (lanciati dopo il 28/06/2025): se lanci un nuovo e-commerce o un nuovo servizio digitale dopo il 28 giugno 2025, l’obbligo è immediato. La Dichiarazione di accessibilità deve essere pubblicata contestualmente alla messa online del servizio. Qui non ci sono sconti di tempo;
- Siti e servizi già esistenti (online prima del 28/06/2025): ecco la buona notizia a cui molti non danno la giusta attenzione. La legge prevede un periodo di adeguamento che arriva fino al 28 giugno 2030. Ma questa proroga vale solo se il tuo sito o servizio non subisce una “modifica sostanziale”. Se apporti una modifica rilevante, l’obbligo di conformità scatta immediatamente, annullando il regime transitorio.
Aggiornamenti obbligatori: quando e perché
La Dichiarazione di accessibilità non è un documento statico: deve essere aggiornata a seguito di “modifiche sostanziali” al sito che potrebbero influire sull’accessibilità: nuove sezioni, funzionalità aggiuntive, cambi di design o aggiornamenti tecnologici significativi.
Il principio fondamentale è che la dichiarazione deve sempre rispecchiare fedelmente la realtà. Per questo, le linee guida AGID raccomandano di riesaminarla e aggiornarla dopo ogni revisione importante del sito. L’aggiornamento dovrebbe quindi essere considerato parte integrante del processo di rilascio della modifica stessa.
Ogni versione aggiornata deve indicare chiaramente la data di revisione e, se utile, descrivere i cambiamenti apportati.
Come redigere la dichiarazione ex EAA
La dichiarazione deve rispondere a questi requisiti:
- Essere redatta in italiano
- Riflettere con precisione lo stato reale di accessibilità del sito. Quindi sì, se il sito è non accessibile lo deve dire
- Il documento deve essere facilmente consultabile e comprensibile per tutti gli utenti, incluse le persone con disabilità.
Differenze tra PA e privati
La Pubblica Amministrazione ha l’obbligo di compilare la dichiarazione attraverso il form online ufficiale disponibile su form.agid.gov.it. Questo sistema automatizzato genera un link univoco che deve essere inserito nel footer del sito istituzionale. La procedura è standardizzata e non ammette personalizzazioni.
Le aziende private seguono un percorso diverso. Devono redigere la dichiarazione basandosi sul modello fornito nell’Allegato 1 delle linee guida AGID, ma hanno la libertà di personalizzare il documento adattandolo alle specifiche del proprio business.
Modello AGID vs template personalizzato
AGID fornisce un modello di riferimento nell’Allegato 1 delle Linee guida sull’accessibilità degli strumenti informatici. Questo template include tutte le sezioni obbligatorie e può essere utilizzato come base per creare la propria dichiarazione.
Tuttavia, le aziende private possono personalizzare il documento. Possono anche utilizzare la grafica coerentemente con il brand aziendale.
Tale flessibilità, tuttavia, comporta una maggiore responsabilità. L’azienda è interamente responsabile della correttezza e completezza delle informazioni fornite. Un errore o un’omissione in una dichiarazione personalizzata non può essere imputato a un difetto del sistema ministeriale, ma ricade pienamente sull’operatore economico. Di conseguenza, la stesura del documento richiede una validazione sia tecnica, per l’analisi dello stato di conformità, sia legale, per la correttezza delle affermazioni, specialmente in caso di invocazione di deroghe come l'”onere sproporzionato”..
La personalizzazione, se sfruttata nel modo giusto, può trasformare un adempimento burocratico in uno strumento di comunicazione che valorizza l’impegno dell’azienda verso l’inclusione.
Il modello AGID garantisce la conformità normativa, ma un template personalizzato può essere più efficace dal punto di vista comunicativo, purché contenga tutti gli elementi obbligatori richiesti dalla normativa.
Dove pubblicare: footer, formato e accessibilità del documento
La dichiarazione deve essere raggiungibile dal footer di ogni pagina del sito attraverso un link chiaramente identificabile con la dicitura “Dichiarazione di accessibilità” o semplicemente “accessibilità”. Il collegamento deve essere facilmente individuabile e accessibile anche tramite tecnologie assistive.
Il documento può essere pubblicato come pagina HTML dedicata del sito oppure in formato PDF, purché il file sia completamente accessibile. La scelta del formato HTML è preferibile perché più facilmente aggiornabile e generalmente più accessibile. Se opti per il PDF, assicurati che sia strutturato correttamente, con tag semantici e leggibile da screen reader.
La dichiarazione stessa deve rispettare i principi di accessibilità che promuove: linguaggio chiaro, struttura logica, buon contrasto tra testo e sfondo, e compatibilità con le tecnologie assistive. Sarebbe paradossale avere una dichiarazione di accessibilità che non è accessibile.
Contenuti obbligatori della Dichiarazione
La Dichiarazione di accessibilità deve contenere informazioni specifiche e dettagliate sullo stato del tuo sito. Ogni sezione ha un ruolo preciso e deve essere compilata con accuratezza, poiché costituisce la base su cui le autorità di controllo valuteranno la tua conformità normativa.
Il documento deve includere almeno sei elementi fondamentali:
- L’identificazione del soggetto erogatore;
- Lo stato di conformità;
- L’elenco dei contenuti non accessibili;
- La data di preparazione della dichiarazione;
- Il meccanismo di feedback;
- Il riferimento al Difensore Civico Digitale per le procedure di attuazione.
Stato di conformità
Lo stato di conformità è il cuore della dichiarazione e deve riflettere onestamente la situazione del tuo sito. Esistono tre possibili classificazioni basate sul rispetto degli standard WCAG 2.1 livello AA:
- Conforme: quando rispetta tutti i criteri;
- Parzialmente conforme: rispetta la maggior parte dei criteri ma presenta alcune eccezioni documentate;
- Non conforme: presenta numerose violazioni che compromettono l’utilizzo.
Contenuti non accessibili e meccanismo di feedback
Quando dichiari contenuti non accessibili, devi categorizzare ogni eccezione secondo tre motivazioni: inosservanza della normativa, onere sproporzionato o contenuti esclusi dall’ambito di applicazione. Ciascuna categoria richiede documentazione specifica e, nel caso dell’onere sproporzionato, una valutazione formale da conservare per almeno cinque anni.
La dichiarazione deve includere almeno un canale diretto per ricevere segnalazioni sui problemi di accessibilità e il riferimento al Difensore Civico Digitale per gli utenti che non ricevono risposta entro 30 giorni.
Controlli e sanzioni: cosa rischi se non sei a norma
AGID, l’Agenzia per l’Italia Digitale, è l’ente principale responsabile della vigilanza sull’accessibilità dei servizi digitali in Italia. Per i prodotti fisici (come un e-reader), la competenza spetta invece al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMiT).
Chi controlla e come avvengono le verifiche
Le verifiche possono scattare in tre modi:
- Controlli programmati a campione effettuati direttamente dall’autorità.
- Segnalazioni dirette degli utenti che, attraverso il meccanismo di feedback, denunciano un problema di accessibilità.
- Verifiche mirate su specifici settori considerati a rischio.
AGID utilizza sia strumenti automatici che valutazioni manuali effettuate da esperti per verificare la conformità ai requisiti WCAG 2.1 livello AA.
Sanzioni economiche e conseguenze legali: facciamo chiarezza
Qui è dove bisogna fare più attenzione, perché le sanzioni cambiano radicalmente a seconda del tipo di azienda. Sfatiamo subito un mito: la multa fino al 5% del fatturato non riguarda la stragrande maggioranza delle imprese.
Vediamo i due scenari distinti:
1. Sanzioni per e-commerce e servizi digitali (normativa EAA dal 28/06/2025)
Se gestisci un e-commerce o un altro servizio digitale che rientra nei nuovi obblighi, questo è il quadro che ti riguarda. La normativa di riferimento è il D.Lgs. 82/2022, che prevede:
- Una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 40.000 euro per la non conformità del servizio
- Una sanzione da 2.500 a 30.000 euro se non si collabora con le autorità o non si ottempera a una loro richiesta di adeguamento.
Ma la conseguenza più grave non è la multa. Le autorità possono imporre misure restrittive, come il divieto di fornitura del servizio, che può tradursi nell’oscuramento del sito web.
2. La famosa sanzione del 5% (a chi si applica davvero)
La sanzione fino al 5% del fatturato annuo e la nullità dei contratti sono conseguenze previste da un’altra legge, la “Legge Stanca” (L. 4/2004), e si applicano esclusivamente a due categorie di soggetti:
- Le Pubbliche Amministrazioni
- Le grandi aziende private con un fatturato medio superiore a 500 milioni di euro.
Inoltre, la “nullità” non riguarda i contratti di vendita, ma i contratti stipulati per la realizzazione di siti e app non conformi.
Il rischio più grande per tutti: il danno reputazionale
Al di là delle multe, il vero danno può essere quello d’immagine. Essere identificati come un’azienda che non si preoccupa dell’inclusione può avere un impatto negativo duraturo sul brand. Inoltre, i provvedimenti sanzionatori vengono spesso pubblicati sui siti istituzionali delle autorità, restando indicizzati su Google per anni. Questo significa che chiunque cercherà il nome della sua azienda potrebbe trovare la notizia della sanzione, un danno alla fiducia dei clienti ben più costoso della multa stessa.
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Legal for Digital: La tua strategia legale per l’accessibilità
Redigere una Dichiarazione di accessibilità conforme alla normativa richiede competenze specifiche che combinano conoscenze legali e tecniche. Legal for Digital trasforma questo adempimento in un’opportunità strategica per la tua azienda, aiutandoti a creare un documento che non solo rispetti la legge, ma valorizzi anche il tuo brand.
La nostra esperienza nel diritto digitale ci permette di offrirti un approccio completo: analizziamo il tuo sito web per identificare lo stato reale di accessibilità, ti guidiamo nella correzione delle criticità più urgenti e redigiamo una dichiarazione personalizzata che comunica i tuoi valori di inclusività.
Servizi specializzati per la conformità
Il nostro servizio include:
- Audit completo del sito: utilizziamo strumenti professionali e metodologie validate da AGID. Identifichiamo ogni elemento che potrebbe creare difficoltà agli utenti con disabilità e ti forniamo un report dettagliato con priorità di intervento e stime dei costi.
- Redazione della dichiarazione di accessibilità personalizzata partendo dal modello AGID ma adattandola al tuo business. Il documento diventa un asset aziendale che dimostra la tua professionalità e ti distingue dai competitor che si limitano a copiare template generici.
- Ti affianchiamo nella gestione degli aggiornamenti periodici, assicurandoci che la dichiarazione rimanga sempre allineata alle modifiche del sito e alle evoluzioni normative. Non dovrai più preoccuparti delle scadenze o dei rischi di non conformità.
Perché scegliere Legal for Digital
La nostra verticalizzazione sul legal tech ci permette di vedere oltre il semplice adempimento normativo. Comprendiamo come l’accessibilità impatti sulle performance del sito, sulla SEO e sull’esperienza utente. Trasformiamo la conformità in un vantaggio competitivo.
Non ci sovrapponiamo al lavoro del tuo team tecnico: collaboriamo con i tuoi sviluppatori e designer per implementare le correzioni necessarie in modo efficiente. Il nostro obiettivo è rendere il processo fluido e privo di stress per la tua organizzazione.La dichiarazione di accessibilità ben redatta è la prova tangibile del tuo impegno verso l’inclusione digitale. Contattaci per trasformare questo obbligo normativo in uno strumento di brand reputation che comunica i valori della tua azienda e ti posiziona come leader responsabile nel tuo settore.
Domande frequenti su Accessiblity Act
Ogni sottodominio è un asset separato?
Sì. Per l’Accessibility Act ogni sottodominio è un asset digitale autonomo con propria analisi e dichiarazione. Se hai shop.tuosito.it e www.tuosito.it, sono due asset distinti.
Ho anche un’app sugli store: rientra nell’obbligo?
Sì. Le app mobile sono soggette agli stessi requisiti di accessibilità. Possiamo analizzarla come servizio aggiuntivo.
I PDF scaricabili dal mio e-commerce devono essere accessibili?
Sì. Condizioni di vendita, fatture, conferme d’ordine, cataloghi: se sono documenti che l’utente deve consultare per completare o gestire un acquisto, devono rispettare i criteri di accessibilità.
La mia agenzia ha realizzato lo shop: chi è responsabile dell’accessibilità?
Dal 28 giugno 2025, i contratti per siti non conformi ai requisiti di accessibilità possono essere dichiarati nulli (art. 4, comma 2, Legge Stanca). Se hai commissionato lo shop a un’agenzia e il sito non è accessibile, hai basi per contestare il lavoro. Il rischio è simmetrico per le agenzie che consegnano shop ai clienti.
Cosa succede se ricevo una segnalazione da un utente?
AgID raccoglie le segnalazioni e può avviare verifiche. Se hai una dichiarazione che corrisponde allo stato reale del sito e documentazione che dimostra la presa in carico, sei in una posizione difendibile. Se la dichiarazione non corrisponde alla realtà, il problema si complica.
