Avrai sicuramente sentito parlare di dominio e probabilmente ne hai uno perché hai anche un sito web con una bella struttura e una grafica niente male. Bene, se così fosse è nostro dovere metterti in guardia dal cybersquatting. Il cybersquatting è il furto del dominio internet. Già, proprio quello che paghi e custodisci con cura perché racchiude gli sforzi di tutta la tua attività online.
ll commercio di domini non è di per sé reato. Lo diventa quando l’atto è commesso in malafede.
Si parla di furto perché l’acquisto di un nome a dominio viene fatto in cattiva fede per:
- chiedere un “riscatto” al titolare del sito originale;
- mettere a rischio la web reputation di un competitor;
- effettuare la pratica di concorrenza sleale;
- procedere alla contraffazione del marchio.
CONTENUTO DELL'ARTICOLO
In cosa consiste il Cybersquatting?
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Il cybersquatting è il commercio illecito di domini internet. Di solito si acquistano nomi a dominio corrispondenti o simili al nome di un brand più o meno conosciuto con l’intento di commettere un illecito, che va dal ricatto alla contraffazione del marchio.
È una strategia malevola che normalmente è efficace, perché oggi il nome a dominio ha un valore tale paragonabile a quello del marchio. Un sito internet spesso identifica un brand. Quando il titolare di un brand crea il sito internet dopo aver registrato il marchio, il primo nome a dominio a cui pensa è quello corrispondente al marchio registrato, affinché gli utenti facciano il collegamento immediato tra sito internet e brand. Pensiamo a quanti brand molto famosi e di prestigio internazionale sono nati prima di internet!
Ma cosa accade se quel nome è già occupato? Poniamo che stia nascendo un nuovo brand, che diventa popolare velocemente grazie alle promo offline e sui social. L’azienda, che nel frattempo ha depositato il marchio per la registrazione, decide quindi d’investire sul web. Qualcuno, molto attento alle tendenze, ha acquistato il nome di dominio prima della start-up. Cosa può fare la start-up?
Vediamo le varie ipotesi che si possono verificare.
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Cyberquatting: domain grabbing, typosquatting, phising
Il cybersquatting è il termine generico che si utilizza quando si acquista un dominio con l’intento di occuparlo abusivamente. Squat significa infatti “occupare”.
Si può attuare in varie forme:
- il domain grabbing consiste nel registrare un nome a dominio con lo scopo di rivenderlo al titolare del marchio registrato;
- il typosquatting invece consiste nel registrare un nome a dominio con un impercettibile errore ortografico rispetto al nome del brand registrato come marchio. Normalmente questo tipo d’illecito viene commesso nei confronti di brand molto noti.
- Così come accade con il phising, dove si riproduce addirittura la grafica del brand noto per rubare i dati ai malcapitati;
- Altro caso è quello che si verifica è quello dell’acquisto del dominio scaduto, in questo caso parliamo di furto d’identità. I cybersquatter utilizzano tool automatizzati che permettono di acquistare i domini che non vengono rinnovati nel tempo utile. Anche qui l’obiettivo è la rivendita al precedente possessore.
Ci sono poi altre variabili come la creazione di un nome di dominio corrispondente ad un nome di persona più o meno famosa, sempre con l’intento di ricattare il titolare del nome.
Typosquatting nella variabile del punycode: il caso IKEA
Dal 2012 non vige più l’obbligo di utilizzare i simboli dell’alfabeto inglese per registrare un nome a dominio. In sostanza, questo significa che si possono usare simboli o lettere accentate. Una simile liberalizzazione è stata fatta per permettere di utilizzare proprio le lettere accentate nel nome di dominio.
Se nessuno o quasi sfrutta questa nuova possibilità, tuttavia è stata l’occasione per creare nomi simili a quelli di brand utilizzando dei simboli al posto delle lettere. Questo è il fenomeno del punycode.
Ecco cosa è successo a Ikea:

Quelle iniziali non sono le lettere i e k ma simboli, di fatto ottenuti tagliando la i e la k.
Ikea ha portato il caso davanti alla WIPO che ha riassegnato il dominio a IKEA perché, come afferma l’agenzia, la liberalizzazione dell’uso di lettere dell’alfabeto non inglese non deve essere a discapito della tutela del marchio. Pertanto, quando si crea un nome di dominio che oggettivamente crea confusione, questo deve essere riassegnato al legittimo proprietario.
Ricordiamo infatti che la giurisprudenza europea prevalente considera violazione del diritto di proprietà industriale quando l’uso di un segno distintivo simile ad un marchio registrato da parte di terzi è idoneo a creare confusione nel consumatore.
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Le regole per la registrazione del dominio internet
La registrazione di un dominio internet e il relativo acquisto hanno l’effetto giuridico di creare una proprietà virtuale in capo al titolare. Lo spazio digitale identificato con il dominio è ad uso esclusivo del titolare che lo ha acquistato da una società che si occupa di registrazione dei domini.
Ogni dominio è unico: non possono esistere due domini uguali.
A differenza delle proprietà intese in senso tradizionale, quella del dominio ha una scadenza annuale che non si rinnova automaticamente. Se l’acquisto non viene rinnovato, la società presso cui è stato acquistato il dominio può sospendere la messa online del sito che nel frattempo ha occupato quello spazio e, ad un certo punto, potrà rendere di nuovo disponibile quell’indirizzo web.
Per la registrazione di un nome a dominio vige la regola della tempestività, ossia “chi prima arriva meglio alloggia”. Le piattaforme che vendono i domini non sono tenute a verificare se il nome richiesto corrisponde ad un marchio registrato. L’unica cosa di cui sono responsabili è la verifica che il dominio sia libero.
Questa regola contrasta con il principio di tutela del marchio. Grazie a questo cavillo legale, il fenomeno del cybersquatting sta dilagando.
Cosa fare se sei vittima di cybersquatting?
Come abbiamo detto il commercio di domini non è di per sé un reato. Ma, qualora nell’acquisto di un nome a dominio ci sia malafede, si possono integrare diverse fattispecie d’illecito:
- contraffazione:
- truffa;
- violazione codice proprietà industriale agli articoli che tutelano il segno distintivo;
- violazione delle norme che tutelano il diritto al nome.
Per tutelarsi ci sono diversi strumenti: negoziazione extragiudiziale, arbitrato, ricorso al tribunale nel caso d’insuccesso delle vie precedenti.
Esistono poi degli studi professionali, i PSRD (“Prestatori del Servizio di Risoluzione delle Dispute”) addetti alla riassegnazione del nome di dominio. Questi organismi devono avere specifici requisiti e sono abilitati a verificare se il dominio è stato acquistato in malafede.
Requisiti per richiedere la procedura arbitrale
Nel 2021 il ricorso all’arbitrato per cybersquatting è enormemente cresciuto. Con la pandemia si è alzata l’esigenza di portare i brand sul web e i criminali non hanno esitato ad approfittarne.
Nella maggioranza dei casi la procedura arbitrale ha esito positivo, vale a dire permette al titolare del marchio di ottenere la riassegnazione del dominio. In ogni caso l’esito negativo dell’arbitrato non preclude la strada del tribunale.
Per accedere alla procedura arbitrale internazionale gestita dall’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI), bisogna soddisfare alcuni requisiti:
- il nome registrato a dominio è identico o simile a quello del marchio registrato, tale da generare confusione nei consumatori;
- chi ha registrato il dominio non ha alcun diritto o relazione rispetto al nome del dominio registrato;
- malafede del titolare del dominio;
- chi chiede la riassegnazione del nome a dominio vanta effettivamente diritti sul marchio violato.
Non ci sono limiti temporali per avviare la procedura davanti all’arbitro, salvo eccezioni. In sostanza, è possibile ricorrere dal momento in cui il titolare del marchio si accorge della violazione, a prescindere da quanto tempo il nome di dominio è registrato.
Cyberquatting e tutela del marchio
La giurisprudenza ha riconosciuto che il nome di dominio costituisce a tutti gli effetti un segno distintivo dell’impresa, per cui le vittime di cybersquatting sono attualmente tutelate dal codice della proprietà industriale e, in generale, dalle leggi che tutelano il marchio.
Chiaramente per ottenere la tutela il marchio deve essere registrato. E la tutela sarà tanto più incisiva quanto il marchio sarà un marchio forte.
E se non ho registrato il marchio?
Può succedere che venga registrato lo stesso nome a dominio ma con estensione (.it, .com, .net) diversa. C’è un modo per tutelarti?
Come abbiamo visto, è la disciplina della proprietà intellettuale che permette di tutelarsi nei confronti del cybersquatting. Quindi, se non si è depositato il marchio per la registrazione, è difficile procedere per farsi restituire il dominio.
Poniamo il caso della start-up che abbiamo visto all’inizio: questa azienda ha buone possibilità di ottenere la riassegnazione del dominio dal momento in cui ha depositato il marchio per la registrazione. Se il nome a dominio era stato creato prima della richiesta di registrazione del segno distintivo, c’è il rischio che la riassegnazione non avvenga. In questo caso l’atteggiamento di cattiva fede da parte di chi ha acquistato il dominio sarà determinante.
La cosa migliore è tentare il dialogo con chi ha registrato il nome di dominio. Per prevenire che venga registrato un nome di dominio uguale o simile al nostro è opportuno acquistare i domini con le estensioni più importanti, e fare la stessa cosa con nomi simili al nostro.
Se non si riesce a prevenire il fenomeno, il brand, se ritiene di avere i requisiti per essere un marchio di fatto, può tentare la via giudiziale.
Le conclusioni sul cybersquatting
Questo tipo d’illeciti ha modo di proliferare per l’incapacità della legge di tenersi al passo con i tempi. Il commercio di domini, infatti, non è reato di per sé, e questo dà un ampio margine di azione ai cybercriminali, mettendo a serio rischio la web reputation di un’azienda con danni economici irreparabili.
Pertanto, bisogna agire tempestivamente qualora sia online un sito con un nome simile al nostro. Spesso non si può star dietro ai tempi della giustizia. Del resto, giacché è necessario un procedimento con delle prove per riavere il nome del dominio, il solo modo per prevenire il problema è acquistare il nome di dominio con tutte le estensioni possibili e immaginabili, con un esborso economico annuale di non lieve entità.
Nell’era della digitalizzazione è assolutamente essenziale che la legge corra velocemente per adattarsi tempestivamente alle nuove problematiche.
Nel frattempo, tenendo conto dei danni che può produrre il cybersquatting, quello che puoi fare tu è prevenire investendo in:
- registrazione del marchio;
- acquisto dei nomi di dominio con le estensioni più importanti;
- acquisto dei nomi di dominio simili ai tuoi. Questo dipende molto da quanto il tuo brand è conosciuto;
- rinnovo annuale dei domini acquistati;
- acquisto del servizio legale di monitoraggio del marchio.
Il nostro studio legale è a tua disposizione per assisterti nel complesso percorso della prevenzione e dell’eventuale tutela contro il cybersquatting. Non esitare a chiedere una consulenza per vedere dissolti i tuoi dubbi e avere un team di professionisti del diritto digitale pronti ad affiancarti, qualunque sia la tua battaglia.
